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Prospettive d’investimento | Articolo - 4 Min

Diversificare con l’investimento fattoriale in obbligazioni societarie

Le allocazioni in obbligazioni societarie tramite strategie fattoriali sono aumentate e un gran numero di ricerche ne dimostra gli effettivi vantaggi.

Diversamente dall’investimento obbligazionario tradizionale, che si concentra spesso sulla gestione attiva della sensibilità di un portafoglio alle variazioni dei tassi d’interesse (duration), del rischio di credito e dell’esposizione valutaria, nell’investimento fattoriale la selezione dei titoli avviene nel rigoroso rispetto di caratteristiche specifiche. Sono proprio questi “fattori” che spiegano la performance dell’investimento nel tempo.

In altre parole, invece di assumere posizioni in base all’andamento previsto dei mercati, le strategie fattoriali sono concepite per generare rendimenti a prescindere dalla direzione dei tassi d’interesse e dei mercati delle obbligazioni societarie.

L’obiettivo consiste nel selezionare i titoli che supereranno le controparti. Alla luce dell’attuale volatilità dei mercati, questo approccio non direzionale ci sembra molto sensato. Infatti, può aiutare a limitare le perdite in caso di forti recessioni, come quella del 2020.

Approccio diverso ai fattori nell’investimento in obbligazioni societarie

L’investimento fattoriale in obbligazioni societarie non è così semplice come in campo azionario, dove è in uso ormai da oltre un decennio. I fattori hanno gli stessi nomi – valore, momentum, basso rischio e qualità – ma gli investitori dovrebbero tenere conto delle differenze che intercorrono fra un investimento azionario e uno a reddito fisso.

Ciò che è importante per un investitore azionario, infatti, potrebbe non esserlo per uno obbligazionario. Ad esempio, in caso di leveraged buyout, le azioni della società interessata potrebbero salire dopo l’annuncio, mentre nel caso delle obbligazioni l’aumento dell’onere debitorio potrebbe comprometterne il valore.

Fondamentale per gli investitori a reddito fisso è la capacità dell’emittente di ripagare il debito, mentre gli investitori azionari cercano società in grado di espandere il business.

Un esempio su tutti: nell’investimento azionario, un tipico fattore “value” è il rapporto prezzo/valore contabile, che mira a identificare i titoli sottovalutati confrontandone il prezzo con il valore contabile della rispettiva azienda. Secondo il fattore, le azioni andrebbero acquistate quando il rapporto prezzo/valore contabile è basso, cercando di sfruttare al massimo la ripresa del titolo sottovalutato.

Nell’investimento in obbligazioni societarie, invece, il fattore funziona esattamente al contrario: viene utilizzato per evitare trappole di valore, cioè società sottovalutate con poco margine di recupero.

Ci sono inoltre vari aspetti che influenzano un investimento a reddito fisso. Ogni società può offrire varie obbligazioni con diverse scadenze e caratteristiche specifiche, e quindi altrettanti rischi. Il rischio intrinseco a un’obbligazione varia nel tempo perché la durata residua diminuisce. Nella creazione di un portafoglio è quindi essenziale tener conto delle varie dimensioni di rischio: rischio di credito, rischio legato ai tassi d’interesse e tempo. Invece di attribuire dei punteggi a livello globale, le obbligazioni andrebbero classificate sul piano locale, confrontandole con emissioni con premi al rischio e scadenze simili.

Le obbligazioni non offrono agli investitori lo stesso potenziale di rialzo delle azioni: quando si investe nel reddito fisso, il guadagno sta nel rispettivo rendimento (fatto dalla cedola più la variazione del prezzo obbligazionario). Di conseguenza, importante per gli investitori obbligazionari è la preservazione del capitale: l’obiettivo è evitare società che potrebbero fallire o subire un declassamento, uscendo quindi dai principali benchmark a reddito fisso.

Utilizzando i fattori, cerchiamo di orientare gli investimenti verso le obbligazioni societarie più convenienti, più redditizie e di realtà ben gestite, con il rischio più basso e il momentum più solido. Questa strategia ha un senso logico ed è un metodo comprovato per perseguire buoni rendimenti rettificati per il rischio in un’ottica di lungo termine.

Dove risiede il vantaggio per gli investitori?

L’investimento fattoriale in obbligazioni societarie rappresenta un’ulteriore fonte di diversificazione dei portafogli.

Considerato che un portafoglio multi-fattoriale vuole mantenere lo stesso rischio del benchmark, tende ad avere un profilo di rischio diverso – non direzionale. A differenza delle strategie più tradizionali, non si concentra sull’implementazione di visioni attive in termini di duration, curva dei rendimenti, posizionamento o allocazione settoriale.

Ciò contribuisce ad accrescere la resilienza del portafoglio nei periodi di improvviso aumento della volatilità di mercato, come nel caso del 2020. A nostro avviso, questa è l’ennesima riprova di come gli approcci multi-fattoriali fungano generalmente da investimenti strategici core.

Quanto dovrebbe allocare un investitore in un tale portafoglio? In altre parole, gli excess return delle strategie multi-fattoriali integrano in modo efficiente gli altri excess return? Non essendoci una forte correlazione strutturale fra gli excess return multi-fattoriali e quelli delle strategie tradizionali, riteniamo che gli investimenti multi-fattoriali siano a tutti gli effetti un’ottima aggiunta, perché fungono da solida fonte di diversificazione e migliorano il profilo di rischio/rendimento rispetto al benchmark.

Per cogliere al meglio i vantaggi della diversificazione, l’allocazione ottimale alle strategie multi-fattoriali dovrebbe oscillare fra il 30 e il 50%. Ovviamente questa quota può variare a seconda dell’investitore, in base agli strumenti che già possiede in portafoglio.

E cosa dire dei criteri extra-finanziari?

Le considerazioni in materia di sostenibilità sono il fulcro del nostro approccio. In pratica, escludiamo gli emittenti peggiori in termini di rating ambientali, sociali e di governance (ESG), perché riteniamo che tali società comportino un rischio maggiore a lungo termine, sia per la performance finanziaria che per la reputazione.

Oltre alle semplici esclusioni, selezioniamo le obbligazioni in base a criteri non finanziari e costruiamo un portafoglio con un punteggio ESG di gran lunga più elevato rispetto al benchmark e con un’impronta ambientale inferiore al 50%. Tra gli aspetti che valutiamo rientrano le emissioni di CO2 dirette da fonti proprietarie o controllate e le emissioni indirette legate all’acquisto di elettricità, vapore, riscaldamento e condizionamento. Vogliamo esercitare un impatto misurabile sulla sostenibilità.

Riteniamo che queste credenziali “green” accrescano l’appetibilità delle strategie d’investimento multi-fattoriali in obbligazioni societarie come valida integrazione degli approcci più tradizionali, come l’asset allocation core, e rappresentino una preziosa fonte di diversificazione per migliorare la performance complessiva.


Ascolta anche il podcast con Olivier Laplenie e Charles Cresteil

Maggiori informazioni sugli investimenti a reddito fisso

Si prega di notare che gli articoli possono contenere termini tecnici. Per questo motivo potrebbero non essere adatti ad un lettore senza esperienza professionale in materia di investimenti. Qualsiasi opinione qui espressa è quella degli autori alla data di pubblicazione, si basa sulle informazioni disponibili e può essere modificata senza preavviso. I singoli team di gestione del portafoglio possono avere opinioni diverse e prendere decisioni di investimento diverse per i diversi clienti. Il valore degli investimenti e il rendimento da essi generato possono aumentare o diminuire ed è possibile che gli investitori non recuperino l’importo originariamente investito. I rendimenti passati non sono indicativi di quelli futuri. L’investimento nei mercati emergenti o in settori specializzati o ristretti può presentare una volatilità superiore alla media, a causa di una forte concentrazione, di maggiori incertezze dovuta alla minore quantità di informazioni disponibili, alla minore liquidità o alla maggiore sensibilità ai cambiamenti delle condizioni di mercato (sociali, politiche ed economiche). Alcuni mercati emergenti offrono meno sicurezza della maggior parte dei mercati sviluppati internazionali. Per questo motivo, i servizi per le operazioni di portafoglio, la liquidazione e la conservazione per conto dei fondi investiti nei mercati emergenti possono comportare maggiori rischi. I beni privati sono opportunità di investimento che non sono disponibili attraverso i mercati pubblici come le borse valori. Consentono agli investitori di trarre profitto direttamente da temi di investimento a lungo termine e possono fornire accesso a settori o industrie specializzati, come infrastrutture, immobili, private equity e altre alternative a cui è difficile accedere con i mezzi tradizionali. I beni privati, tuttavia, richiedono un'attenta considerazione, in quanto tendono ad avere livelli di investimento minimo elevati e possono essere complessi e illiquidi.

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